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Viaggiare in silenzio pt.3: i suoni di un viaggio

Sapete quanti suoni ci sono in un viaggio? Sapete quali sono i rumori di un viaggio?

L’uso dei cinque sensi in viaggio non conosce momenti in cui uno senso prevale sull’altro, tendenzialmente la vista sembra essere quello preminente forse perché “offre maggiore “panoramicità” rispetto al “toccato” al “gustato o “all’udito”.[1]

Aristotele nella Metafisica parlava già dell’importanza attribuita dalla società alla vista: “Tutti gli uomini hanno per natura il desiderio di conoscere; il piacere causato dalle sensazioni ne è la prova, perché al di là della loro stessa utilità esse ci premono per se stesse e più di tutte le sensazioni visuali. In effetti, non soltanto per agire, ma anche quando non ci proponiamo nessuna azione, noi preferiamo per così dire, la vista a tutto il resto.”[2]

Anche i ricordi dei nostri viaggi sono prevalentemente foto e video, dai quali rievochiamo i ricordi specialmente visivi. Ma non cadiamo nel banale errore di reputare l’udito un senso facilmente trascurabile, di cui si può fare “troppo facilmente” a meno.

a9e2f81f6257cdba6c0d9becb6d1404aL’esperienza del viaggio è tale perché ogni senso si tuffa e si immerge nell’ esplorazione. Ogni senso viaggia alla scoperta del nuovo. Basti immaginare il suono delle campane delle più maestose chiese e cattedrali che svettano in tutto il mondo, i suoni della flora e della fauna degli spazi verdi, o quelli del mare, i rumori del traffico delle grandi metropoli, l’avviso di una nave che arriva o parte da un porto, le rotelle dei trolley che si muovono frenetiche sui pavimenti delle stazioni e degli aeroporti, gli annunci dei ritardi, il rumore della macchinetta fotografiche che scatta una foto. Tutti questi elementi costituiscono quello che viene chiamato “paesaggio sonoro” o soundscape, termine coniato per la prima volta da Murray Schafer nel 1977 nel suo libro, The tuning of the world. Schafer lo ha definito come l’ambiente sonoro che ci circonda e in cui siamo totalmente e costantemente immersi, così come è percepito da un individuo che interagisce con il mondo che gli sta intorno, creando relazioni con esso. Il paesaggio sonoro rappresenta la colonna sonora della nostra esistenza, dai suoni che intercettiamo involontariamente a quelli che invece cerchiamo, per esempio recandoci a teatro per ascoltare l’esecuzione di un concerto, alle composizioni musicali. Pertanto, la definizione di paesaggio sonoro rappresenta una categoria generale e include sia l’ambiente sonoro che circonda un soggetto, sia le relazioni che un individuo costruisce con esso, in base alla propria sensibilità ed educazione, ponendo così in posizione centrale la questione dell’ascolto.

Per Schafer il paesaggio sonoro è costituito da tre elementi: le toniche, quegli elementi che vengono considerati lo sfondo acustico di un determinato territorio di derivazione e51ecaf084e23cefd49d581801cae058.jpgnaturale come ad esempio le onde del mare, suono degli uccelli, foreste, vento etc.; i segnali, suoni in primo piano ascoltati consapevolmente che svolgono la funzione di avvertimento acustico: clacson, campane, fischi etc.; e infine le impronte sonore, cioè quelle che attribuiscono “un carattere di unicità alla vita di una comunità”[3]sono quindi di dotate di particolari proprietà che contribuiscono a determinare l’identità culturale del luogo.

Ma ci sono molte persone che vivono in un silenzio costante forzato o in situazioni di semi silenzio: i sordi, ai quali manca del tutto, o in gran parte, la percezione uditiva.

In che relazione si pongono quindi le considerazioni finora fatte sul paesaggio sonoro e sull’esperienza uditiva durante un viaggio con la sordità?

Per i sordi il paesaggio sonoro praticamente non esiste; così vivono ciò che li circonda attraverso gli altri quattro sensi e, forse per questo motivo, molto spesso questi quattro sensi rimanenti sono più affinati rispetto a quelli di un normoudente che è abituato a darli per scontato.Il paesaggio visivo quindi assumerà per queste persone un’importanza fondamentale, sapranno individuare dei dettagli che al resto della gente sfuggono, dato che attraverso la vista si fonda tutta la loro esperienza.Qualcuno potrebbe pensare che con la mancanza della percezione dei suoni la vita sia incompleta, ma su questo punto ritengo opportuno fare una distinzione.Per questa osservazione bisogna distinguere i sordi dalla nascita da quelli che lo sono diventati nel corso della loro vita.

Nel primo caso si tratta di persone che non hanno mai avuto esperienza di effetti acustici e paesaggio sonoro, quindi hanno imparato da subito a “vedere” il mondo, e forse addirittura non sentono la mancanza dei suoni. Quando sono in viaggio e visitano dei luoghi, la vista, il tatto, il gusto e l’olfatto per loro sono tutto: attraverso di essi registrano dei ricordi particolari e unici che arrivano a compensare la mancanza di udito.

Ci sono poi i sordi diventati tali nel corso della loro vita; questa particolare categoria ha potuto per un periodo più o meno breve avere coscienza del paesaggio sonoro e di conseguenza è la categoria più sensibile alla mancanza di udito: così hanno potuto sperimentare come sia la differenza tra un mondo silenzioso e un mondo pieno di rumori e per questo motivo emotivamente più vulnerabili. Potrebbero vivere la loro sordità come un peso rispetto ai sordi dalla nascita ma, se non altro, a differenza di questi ultimi, ripensando a delle esperienze vissute (che siano di viaggio o anche no) nella loro mente riescono ad associare i luoghi a dei suoni.

Un’ultima categoria è quella dei sordi che tornano a sentire grazie all’apparecchio acustico o all’impianto cocleare. Queste persone devono essere educate all’ascolto del paesaggio sonoro perché esso prorompe nella loro vita improvvisamente e loro non sono preparate; ma una volta abituato e “allenato” l’orecchio all’ascolto, così si sentono totalmente diverse. A questo proposito è interessante citare l’esperienza del 1997 di Martina Gerosa, all’epoca trentenne, affetta da sordità neurosensoriale bilaterale probabilmente causato da un trauma post-natale. La sua esperienza ricorda quasi il famoso racconto “Un paio di Occhiali” di Anna Maria Ortese, tratto da “Il mare non bagna Napoli” nel quale Eugenia, una bambina miope di cinque anni, vede per la prima volta il suo quartiere nitidamente dietro un paio d’occhiali, esperienza talmente travolgente da farle perdere i sensi.

“Appena indossate le nuove protesi endo auricolari mi ha raggiunta un ronzio a me sconosciuto fino a quel momento: mi viene prontamente detto che è la ventola del computer… accidenti, era meglio non sentirla! Ma cercando di superare questo piccolo fastidio iniziale, ho iniziato un’esplorazione, non ancora conclusa, che soprattutto i primi giorni mi ha veramente elettrizzata. Fin dall’inizio ho colto le voci delle persone che mi stanno intorno in un modo completamente nuovo.

Innanzitutto mi raggiungono, non sono io che devo approssimarmi ad esse e, anche, sincronizzarmi ossia mettermi in ascolto di esse. Su questo, che ho chiamato “duplice movimento”, mi sono soffermata particolarmente in un appunto del 5-6 luglio. Inoltre, le voci in se stesse mi sembrano fin da subito diverse, forse più basse (dolci?), senz’altro più autentiche, meno falsate (filtrate?) attraverso la differente e più lunga via “apparecchio-tubicino-chiocciola” delle protesi acustiche retroauricolari.

Comincio a mettere a fuoco un paesaggio sonoro fino ad oggi confuso, in cui i diversi suoni e rumori erano accavallati l’uno sull’altro al punto da non poterli discriminare e quindi conoscere! Inizio l’esplorazione andando sulla strada accompagnata da Lucio, un tecnico del laboratorio. Il traffico è molto intenso, passeggiamo sul marciapiede, ascolto i rumori della strada e a poco a poco metto a fuoco la pluralità dei rumori e suoni… dei diversi mezzi di locomozione e addirittura riconosco le diverse fasi avvio-accelerata-arresto-… di ciascun mezzo (autobus, vespa, auto di grossa cilindrata ecc.).

Nonostante il forte traffico mi giunge nitida la voce di chi mi parla passeggiando, posso quasi distinguere le parole che prima potevo cogliere solo attraverso il preziosissimo ausilio della lettura labiale. Mi ascolto, sento la mia stessa voce in un modo nuovo, con l’impressione di sentirmi dentro e non fuori, “voce-distaccata-da-me” diventa “voce-in-me”.

È proprio un mondo per certi versi mai conosciuto a cui mi affaccio timidamente, con la sensazione che ci voglia tempo per imparare… e ciò mi viene subito confermato. In una piazza ci avviciniamo a un gruppo di alberi con un fogliame molto fitto, tutt’a un tratto sento qualcosa: “una sirena?” domando, “no, sono gli uccelli che cinguettano negli alberi” mi risponde tranquillo Lucio. Incredibile, non avevo mai sentito il canto degli uccelli a quella potenza. Ci vuole proprio un’educazione ai rumori, suoni e anche alle voci; in fondo è stato così fin dal primissimo momento (quando mi era stato rivelato da dove venisse il fastidioso rumore di fondo, facendomi conoscere la ventola del computer).

L’impressione finale, che ricavo dalle primissime ore di esplorazione del mondo con le nuove “orecchie”, è di essere dentro a un cambiamento enorme difficile da descrivere, ma che una metafora visiva mi aiuta ad esprimere. Mi sembra infatti di scorgere in una maniera completamente diversa il paesaggio sonoro: in prospettiva invece che in assonometria o addirittura, più radicalmente, di passare a una più ricca visione tridimensionale da quella appiattita nelle due dimensioni.

E all’interno di questo paesaggio inizio a scorgere la vasta gamma dei colori, anzi delle tonalità dei possibili grigi (rumori, suoni, voci…), non solo le principali nero-grigio-bianco. Sto sperimentando una meravigliosa evoluzione, quasi una rivoluzione! del mio modo di udire, sicuramente non ancora conclusa, che richiederà nuove verifiche e aggiustamenti delle protesi, proprio fatte “su misura”.

Sento come fondamentale e ormai irrinunciabile proprio questa possibilità che mi è offerta di comunicare scoperte e problemi, che via via emergono, per ricercare sempre nuove soluzioni verso il costante miglioramento del mio ascolto e quindi della mia qualità di vita.”[4]

 

[1]Raffestin C., Dalla nostalgia del territorio al desiderio di paesaggio. Elementi per una teoria del paesaggio, Allinea editrice, 2005.

[2]Raffestin, 2005, p.11

[3]Schafer M., Il paesaggio sonoro, Milano, Ricordi-Lim, 1985.

[4]Gerosa M., “Un viaggio alla scoperta del paesaggio sonoro. Luglio – settembre 1997”, in Parliamone, notiziario a.l.f.a., Novembre 1997

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Louvre con bambini e ragazzi: una mini guida per combinare cultura e divertimento. (pt.2)

A questo punto i nostri giovani visitatori saranno già abbastanza stanchi, dirigetevi verso la pittura francese per concludere il vostro tour con dei quadri che sicuramente sono stati protagonisti dei loro studi. 

Qui vedrete La zattera della Medusa, un quadro dalle dimensioni monumentali che raffigura un fatto di cronaca avvenuto nel 1816, quando la fregata “Medusa” era naufragata nell’Atlantico, sulla rotta tra la Francia e il Senegal. 149 naufraghi riuscirono a salire su una zattera sulla quale vagarono alla deriva per tredici giorni. Quando

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Zattera della Medusa

finalmente vennero avvistati e tratti in salvo, solo dodici naufraghi erano ancora vivi. Géricault sceglie di raccontarti il momento drammatico in cui i naufraghi scorgono una nave all’orizzonte e cercano disperatamente di attirarne l’attenzione (Riuscite a vederla?). Sempre nello stesso settore c’è La libertà che guida il popolo: il corpo de La Vittoria ricorda vagamente qualcosa… è ispirata alla Venere di Milo (l’abbiamo vista poco fa!!). La donna, che si pone come protagonista della scena, è Marianne: lei è la personificazione della Francia, ed, in questo caso, rappresenta anche la Libertà. La donna, in una mano stringe la bandiera francese, mentre nell’altra, una baionetta, suggerendo la sua attiva partecipazione nel conflitto; i suoi piedi sono nudi

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Dettaglio – La libertà che guida il popolo

mentre attraversa il campo di battaglia, ha il seno scoperto e sulla testa ha un berretto frigio, il quale era il simbolo della repubblica tanto agognata dai rivoluzionari nel 1789. La disposizione delle figure nel dipinto vi ricorda qualcosa? No, non sbagliate, Delacroix,
si ispirò al capolavoro di Gericault, la zattera della Medusa: da quest’ultimo riprese la composizione a forma di piramide della scena, e, contemporaneamente, ha ribaltato l’atmosfera del quadro: se l’opera di Gericault, il tema centrale era la morte e l’abbandono della speranza da parte dei protagonisti, nel lavoro di Delacroix è proprio la speranza a fare da padrona all’intero contesto. 

La vostra visita sta volgendo al termine, prima di lasciare questo museo magnifico ci soffermiamo a osservare due quadri di Jacques-Louis David. Iniziamo dall’Incoronazione di Napoleone. Dovete sapere che i suoi lavori hanno raccontato i fatti della Rivoluzione Francese e dell’ascesa e del declino di Napoleone di Bonaparte.

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Autoritratto dell’autore

Questo è una dei suoi più grandi capolavori, c’è veramente molto da dire su questo quadro, il quale, oltre ad essere una delle immagini di Napoleone più famose, racchiude al suo interno tanti altri personaggi che vale la pena conoscere. Prima di iniziare a scoprire chi sono queste persone pensate che siete di fronte a uno dei quadri più grandi presenti al Louvre! Al centro della scena ovviamente vediamo Napoleone, il quale ha già la corona in testa poiché decise di autoincoronarsi, ai suoi piedi c’è la moglie Giuseppina. Ora aguzzate la vista… riuscite a trovare tra gli spettatori un uomo con un quaderno in mano che prende appunti? Guardate bene sulla balconata alla destra di Napoleone: sulla sinistra di quel gruppetto di persone scorgerete un uomo che sta guardando la scena ed ha un quaderno in mano, si tratta proprio di Jacques-Louis David il quale si è incluso nel suo immenso capolavoro.

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La madre di Napoleone

La donna seduta immediatamente sotto alla balconata dove si trova il pittore è Maria Letizia Ramolino, la mamma di Napoleone, in realtà lei non presenziò all’incoronazione (non correva buon sangue tra madre e figlio) ma quando Napoleone commissionò il quadro chiese di includerla, così da non far capire, a chi in futuro avrebbe ammirato il quadro, il capriccio della madre. 

Pochi passi più avanti sulla destra troverete il giuramento degli Orazi. Quale miglior momento per raccontare la loro storia? Rinfreschiamoci la memoria. Durante il regno di Tullio Ostilio, Roma era in conflitto con Alba Longa, ed i due schieramenti decisero che l’esito della guerra sarebbe stato deciso con un duello tra tre fratelli Orazi per i Romani e tre fratelli Curiazi per Alba Longa. Iniziato il combattimento, quasi subito due Orazi furono uccisi, mentre due dei Curiazi riportarono solo lievi ferite; il terzo Orazio, che non avrebbe potuto affrontare da solo tre nemici, trovandosi in difficoltà pensò di ricorrere all’astuzia e finse di scappare verso Roma. Come aveva

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Il giuramento degli Orazi

previsto, i tre Curiazi lo inseguirono, ma nel correre si distanziarono fra loro, perché feriti in modo differente inseguivano a velocità differenti. Per primo fu raggiunto dal Curiazio che non era stato ferito e, voltandosi a sorpresa, lo trafisse. Riprese a correre e fu poi raggiunto da ciascuno degli altri due Curiazi, che però, essendo feriti, si stancarono notevolmente e gli fu facile, uno alla volta, ucciderli. La vittoria dell’Orazio fu la vittoria di Roma, cui Albalonga si sottomise. Che la furbizia sia un’arma più difficile da battere rispetto la forza? Ai posteri l’ardua sentenza.C’è una curiosità relativa alle armi presenti nell’opera, vi sembrano tutte uguali? Secondo le fonti, il conflitto tra Roma ed Alba Longa ci fu nel VII secolo a.C., e la spada tradizionale dall’esercito romano era il gladio, ma questa venne utilizzata solo a partire dal IV secolo a.C., ed infatti, nessuna delle tre armi tenute in mano dal padre degli Orazi assomiglia a questa.Guardando più da vicino, la spada centrale, sembra una spatha; questa, sostituì la tradizionale spada corta utilizzata, in principio, dalla cavalleria, e successivamente, dalla fanteria. Le altre due spade, invece, non hanno nulla a che fare con il periodo romano, ed infatti quella a sinistra è una sciabola svizzera, mentre quella a destra è una scimitarra. 

La vostra visita termina qui, in questa mini guida abbiamo approfondito veramente poche opere ma durante la vostra camminate non private le altre opere anche solo di una fugace occhiata. Per fare questo giro ci vorranno circa due ore, personalmente ci ha permesso di inserire la visita al Louvre nei pochi giorni a disposizione (avevamo 4 giorni per girare Parigi) e i miei due fratelli non si sono ribellati!  

PREZZI LOUVRE aggiornati al 2019 

  • Adulti 17 €
  • GRATIS: minori di 18, fino ai 26 anni per i cittadini UE, disabili e accompagnatori (dovete presentare un documento). 

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Louvre con bambini e ragazzi: una mini guida per combinare cultura e divertimento. (pt.1)

Inaugurato nel 1793, con 72.735 mq e oltre 35.000 opere esposte il Louvre si classifica come il museo più grande al mondo. Per visitarlo interamente ci vorrebbero almeno 100 giorni, ma senza farsi spaventare dalle misure, questo posto magico merita una visita e vi stupirete di quanto possa essere versatile anche per un pubblico di visitatori più giovani!! 

Ho portato con me in viaggio un bambino di 9 anni e un teenager di 12 anni(allego foto come prova storica 😂), in pieno inverno (eravamo sotto Natale), e nel programma che avevo precedentemente preparato ho inserito volutamente il Louvre per due banali motivi: ripararsi dal freddo e fargli vedere dal vivo le opere che fino a quel momento avevano visto solo sui libri di scuola. Non so voi, ma ogni volta che mi capita di vedere dal vivo un quadro o un’opera che ho studiato sui libri mi sembra come di incontrare un personaggio famoso, e quando rivedo una stampa, o una riproduzione mi piace da morire pensare “io quest’opera l’ho vista dal vivo!”. 

Ma esiste un modo per combinare bambini e musei senza cadere nella trappola della noia? Si può condividere un momento di esplorazione di un museo con dei compagni più vivaci che preferirebbero mooooltissimo stare a quelle bellissime bancarelle colorate  che hanno visto in lontananza ai giardini delle Tuileries? La risposta è CERTO CHE SI, basta che dopo li portare anche al mercatino delle Tuileries! 😜 Prima di iniziare per voglio avvisarvi che per cercare di creare una guida il più dettagliata possibile senza ammorbarvi troppo la suddividerò in due parti, al termine di ogni articolo però travate un link per scaricare in pdf tutto l’articolo completo di foto così da poter salvare e portare comodamente in viaggio con voi. Iniziamo. 

f357c1aa6a58f2e611da2251d3b8111ePrima di iniziare la visita vi consiglio di radunare tutta la famiglia nell’ingresso del museo, proprio sotto la piramide di vetro, e raccontare alcune curiosità per solleticare la curiosità dei nostri visitatori. Per esempio, lo sapevate che il Louvre non nasce come un museo? Eh no, questa galleria d’arte nasce in realtà come una roccaforte militare e nel corso degli anni ha subito varie trasformazioni che l’hanno reso un palazzo rinascimentale e una residenza Reale prima di diventare un museo come lo conosciamo oggi. Ora guardate sopra di voi, vi starete chiedendo: “Perché una Pyramide?”. L’ingresso principale del museo e uno dei simboli di Parigi è avvolto ancora da un velo di mistero. Il motivo per cui fu scelta una piramide non è mai stato spiegato ufficialmente: alcuni credono che abbia a che fare con la Massoneria, altri vedono un legame con il mondo egizio, altri ancora pensano sia la forma prediletta le suo architetto Pei. Prima di partire per il tour tra le varie opere un’ultima curiosità: state calpestando un set cinematografico! Alcune delle più famose scene del famoso film con Tom Hanks, tratto dall’omonimo romanzo di Dan Brown, sono state girate all’interno del museo parigino. 

Siete curiosi ora? Bene, iniziamo il giro. Equipaggiati di mappa (dimenticatevi di poter girare senza mappa) dirigetevi verso la sezione delle Antichità romane e greche. A scuola i ragazzi avranno già studiato un minimo di mitologia, perché non giocare allora a “trova la divinità”? -Non vi dico la faccia che hanno fatto quando hanno visto Ermafrodito-  Durante la vostra passeggiata incontrerete due super star e ve ne accorgerete dalla folla che si forma intorno a loro. Incontrerete la celeberrima Nike di Samotracia (dea della

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Nike di Samotracia

Vittoria), scoperta nel 1863 su un promontorio dell’Isola di Samotracia ma proviene dall’isola di Rodi e venne realizzata per celebrare le vittorie della flotta dei rodii. La sua posizione infatti suggerisce il sicuro appoggio sulla prua di una nave, protesa contro il cielo e si mostra a ali spiegate. Ma sapete che questa creazione ellenistica ha ispirato uno dei loghi sportivi più famosi al mondo? Il simbolo della Nike sembrerebbe richiamare, in maniera stilizzata, l’ala della scultura e lo stesso naming del brand fa riferimento alla dea della vittoria che però, nonostante le origini greche del nome viene pronunciata diversamente. Altra opera che incontrerete sarà la

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Venere di Milo

 Venere di Milo. La statua della Venere fu scoperta nel 1820 nell’isola greca di Milos da un contadino che stava cercando pietre per la propria casa. Fu ritrovata a tappe: prima il busto, poi le gambe drappeggiate e infine un elemento più piccolo che ha consentito di unire il gusto alle gambe. Secondo alcuni studi, la mano sinistra, protesa in avanti, reggeva una mela d’oro (ricorda un episodio dell’Iliade che vede Paride come protagonista), mentre il braccio destro si piegava davanti al busto nudo e la mano sorreggeva il drappo che copre le gambe della dea. 

Salite ora al primo piano e dirigetevi verso il settore della pittura  (Italia, Spagna, Francia, GB e Stati Uniti)… stiamo andando a trovare la Gioconda! Oltre al gioco ipnotico con il suo sguardo che potete far provare ai bambini ci sono molte curiosità da sapere su questo famosissimo quadro. La notte del 21 agosto 1911 la celebre Monna Lisa scomparve dal Louvre. Il quadro fu rubato da un italiano, Vincenzo Peruggia che venne catturato solo due anni dopo mentre cercava di vendere la tela ad un mercante d’arte di Firenze. Che Napoleone abbia rubato la Gioconda agli italiani è un mito da sfatare. Fu lo stesso Leonardo a portare il quadro in Francia quando si trasferì a servizio del re Francesco I il quale comprò il dipinto per 4000 ducati d’oro. Da quel momento in poi la Monna Lisa

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Dettaglio de La Gioconda e confronto con l’autore

diventò parte della collezione reale francese. Sovrapponendo il viso della Gioconda ad alcuni autoritratti del suo autore, si notano straordinarie somiglianze.
Ecco perché molti pensano che la donna nel quadro sia in realtà un autoritratto dello stesso Leonardo Da Vinci. In altre parole la Monna Lisa sarebbe l’autore in abiti femminili. Continuando a camminare tra le opere di pittura italiana sono sicura che i ragazzi apprezzeranno i quadri tenebrosi di Caravaggio. Di fronte al La Morte della Vergine potranno fare esperienza dello spietato realismo caravaggiesco, la Madonna qui

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La morte della Vergine

è sgraziata e sudicia, circondata da una muta sofferenza. Caravaggio è un artista fuori dal comune, ma forse potrebbe piacere proprio per questo ai ragazzi, rappresentare la Vergine con le stesse sembianze di una prostituta ne è la dimostrazione. Sembrerebbe addirittura che per poterla rappresentare utilizzò proprio un vero cadavere, morto per annegamento, se fate attenzione infatti il corpo appare rigonfio e di un colorito salmastro: caratteristiche non proprio appartenenti al corpo di una persona deceduta da poco.  

 

 

 

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Viaggiare in silenzio: il turismo accessibile

Continua il nostro viaggio in silenzio, ma prima di entrare nel dettaglio voglio parlarvi del concetto di turismo accessibile. Così, per stendere intanto le basi e per fare amicizia con qualche concetto che ci sarà utile più avanti. Perché il turismo non si sta aprendo a un pubblico più fragile di viaggiatori solo adesso, ci sono quarant’anni di storia che ci portano  (seppur ancor in minimi termini) a quello che è stato raggiunto fin’ora.

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Nel 1981 l’ONU proclamò  l’Anno Internazionale delle Persone Disabili, dal quale nacque il Worls Programme of Action concerning Disabled Persons (WPA), definito come “una strategia globale per accrescere la prevenzione alla disabilità, la riabilitazione e l’equiparazione di opportunità che riguarda la piena partecipazione di persone con disabilità nella vita sociale e nello sviluppo nazionale.[… ] Equalizzare le opportunità è il tema centrale del WPA e la sua filosofia guida per l’ottenimento di una piena partecipazione delle persone con disabilità in tutti gli aspetti della vita sociale ed economica. Un importante principio che sottolinea questo tema è che ai disabili non dovrebbe essere riservato un trattamento isolato, ma nel contesto dei servizi della comunità normale”. Questo rappresenta il primo provvedimento internazionale che portò alla luce la situazione di disagio in cui alcune persone erano costrette a vivere, discriminate in molti aspetti della loro vita, dal lavoro all’istruzione, nello sport e nei trasporti, e ciò che più interessa ai fini della trattazione, nella possibilità di viaggiare per turismo; questo provvedimento fu motivo di forte spinta per i Governi di tutti i paesi ad impegnarsi per eliminare qualsiasi tipo di discriminazione verso tali persone.

Ma storicamente si parla di turismo accessibile già prima: è il 1976 quando in Gran Bretagna viene pubblicato il documento “Holidays-The Social Need”, ad opera dell’English Tourist Board, prima vera opera in materia di turismo accessibile dal quale emerse che lo sviluppo del turismo fruibile era inibito dalla scarsità, dalla poca attendibilità o addirittura dalla mancanza di informazioni: le autorità pubbliche e private vennero invitate a promuovere azioni di sensibilizzazione in questo senso.

Il 1988 vide la promozione da parte dell’English Tourist Board e dell’Holidays Care Center di Tourism for All, un gruppo operativo con il compito di condurre il turismo per persone disabili nel mercato del turismo in generale, dato che fino a quel momento era stato relegato nel limitato ambito del turismo sociale. Come primo risultato si ebbe la pubblicazione e la divulgazione nel 1989 di un rapporto comprendente 63 suggerimenti per gli operatori turistici con lo scopo di garantire il rispetto delle speciali esigenze dei turisti portatori di disabilità, sollecitandoli a includere nei loro programmi economici servizi dedicati a questa categoria.

Il 1990 fu l’Anno europeo del Turismo e tra le varie iniziative organizzate va ricordata la conferenza Tourism for All in Europe svoltasi a Londra alla quale intervennero circa duecento invitati europei e americani rappresentanti strutture ricettive, operatori dei trasporti, attrazioni turistiche, associazioni per disabili, architetti e molti altri operatori nel settore. L’interesse emerso durante questa conferenza spinse le varie organizzazioni, i progettisti e le imprese turistiche ad organizzare una seconda conferenza nel 1993 in cui venne presentato il primo studio sulla popolazione europea, condotto da Touche Ross, avente lo scopo di far conoscere dati e statistiche circa le reali potenzialità turistiche disponibili per le persone disabili per convincere gli operatori turistici dell’importanza dell’accessibilità sotto il punto di vista economico, come investimento, oltre che sociale.

Un altro anno fondamentale è quello del 2001 che vede la stesura del Codice Mondiale di Etica del Turismo da parte dell’Organizzazione Mondiale del Turismo delle Nazioni Unite, avente come obiettivo fondamentale quello di promuovere un turismo responsabile, sostenibile e accessibile a tutti.

Nell’articolo 7 (Diritto al turismo), viene spiegato cosa si intende per diritto al turismo, includendo anche i disabili:

“1. La possibilità di accedere direttamente e personalmente alla scoperta ed al godimento delle ricchezze del pianeta rappresenta un diritto di cui tutti gli abitanti del mondo devono poter usufruire in modo paritario; la sempre più estesa partecipazione al turismo nazionale ed internazionale sarà considerata come una delle migliori espressioni possibili del costante aumento di tempo libero e non dovrà essere ostacolata in alcun modo;

  1. Ai sensi dell’Articolo 24 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e dell’Art.7 del Patto Internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, il diritto al turismo di ognuno sarà considerato come corollario del diritto al riposo ed al divertimento, in modo particolare del diritto ad una limitazione ragionevole delle ore di lavoro e ai congedi periodici retribuiti;
  2. Con il sostegno delle autorità pubbliche sarà promosso il turismo sociale, ed in particolare quello associativo, che facilita un ampio accesso allo svago, ai viaggi ed alle vacanze;
  3. Il turismo delle famiglie, dei giovani e degli studenti, delle persone anziane e dei disabili sarà incoraggiato e agevolato.”

L’Unione Europea ha avviato, da circa quindici anni a questa parte, diverse iniziative per sviluppare l’accessibilità turistica, come nel caso del rapporto redatto nel 2004 da Jacqueline Westcott e pubblicato dalla Commissione Europea Imprese e Industria dal titolo “Migliorare li informazioni sul turismo accessibile per le persone disabili” che traccia delle linee guida a cui destinazioni e strutture turistiche si possono affidare per migliorare i servizi rivolti a disabili (la quale categoria comprende, oltre ai disabili fisici, anche quelli sensoriali e mentali) ma anche ad altri clienti con speciali bisogni quali anziani, famiglie con bambini piccoli, persone infortunate o con allergie o semplicemente turisti con molti bagagli.

Per quanto riguarda l’Italia anche il nostro paese, a fronte dei vari avviati dall’UE, è stata parte attiva in essi, ma esistono anche iniziative intraprese a livello nazionale.Il primo progetto è stato avviato nel 1995 quando alla BIT di Milano si riunirono per la prima il CO.IN di Roma, l’AIAS di Milano e di San Bortolo di Vicenza, l’ufficio Informa- Handicap di Ferrara assieme a architetti, progettisti, enti locali, associazioni per disabili ed esperti di turismo per esaminare delle strategie di sviluppo del turismo accessibile in Italia.Da questo incontro, nel 1997, i suddetti enti diedero vita al Comitato Nazionale “Sì, viaggiare…Turismo per Tutti” allo scopo di creare una rete di servizi informativi sul turismo accessibile funzionante in tutta Italia, promuovere studi, ricerche e attività formative sul settore, collaborare con enti pubblici e privati, sensibilizzare la pubblica opinione, soprattutto gli operatori del settore.

Un impulso significativo venne poi dato quando vennero pubblicate nella Gazzetta Ufficiale del 10 ottobre 1998 le linee guida per l’attuazione del programma “Vacanze per Tutti 1998-2000” all’interno del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, in cui tutte le regioni d’Italia si impegnavano a operare azioni significative per lo sviluppo del turismo per tutti ed è in questo momento, inoltre, che il concetto di turisti con bisogni speciali si allarga e include molte altre categorie oltre ai disabili motori e sensoriali.

Dopo l’avviamento del programma, il CO.IN realizzò il “Manuale di qualità nell’accoglienza turistica di clienti con esigenze speciali”, distribuito nelle scuole di turismo, nelle strutture ricettive e nelle agenzie di viaggio.

Fra le iniziative più recenti si ricorda anche la costituzione della “Commissione per la promozione e il sostegno del Turismo Accessibile” da parte del Ministero per il Turismo nel 2009 e, nello stesso anno la pubblicazione del “Manifesto per la Promozione del Turismo Accessibile”, in attuazione dell’art 30 della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità ratificata con Legge n. 18 del 24/2/09, contenente dieci principi ispiratori per le azioni sull’accessibilità.

Ecco che allora anche i viaggi e il turismo in generale diventano un diritto e diventa spunto di riflessione sul riconoscimento di esso come garanzia di pari dignità e opportunità tra i cittadini.

Un diritto che per la maggior parte delle persone può sembrare scontato e naturale, persone senza particolari necessità, per le quali è sufficiente avere un po’ di tempo e denaro per decidere di partire per qualche destinazione, per le quali la scelta del mezzo di trasporto da usare o dell’alloggio dipendono nuovamente e solamente dalla disponibilità economica e di tempo.

Ci sono molte altre persone, però, che non ritengono così scontato il diritto al viaggiare, spostarsi, visitare. E, guarda caso, sono le stesse alle quali non bastano solo tempo e denaro per viaggiare e prendere decisioni riguardanti il mezzo di trasporto e l’alloggio. Le necessità di queste persone per affrontare un viaggio sono molte di più, alcune sono irrinunciabili, per cui nel decidere questi potenziali turisti si orienteranno verso quelle mete in cui siano garantite loro le condizioni essenziali per poter usufruire sei servizi e di tutti i momenti della vacanza, in autonomia e sicurezza.

Entra in gioco, allora, il concetto di accessibilità, in questo caso declinata insieme al turismo: “quando parliamo di Turismo Accessibile parliamo, prima di tutto, di turismo attento ai bisogni di tutti, quindi con una qualità dell’offerta molto elevata. Dove per bisogni di tutti significa saper rispondere ai bisogni di bambini, anziani, mamme che spingono i passeggini, persone con disabilità che si muovono lentamente, che non vedono, o non sentono, che hanno allergie o difficoltà di tipo alimentare. Dunque milioni di persone. Significa saper coniugare le ragioni dell’impresa turistica con la capacità di rispondere ad una domanda di “ospitalità” che richiede qualità dell’accoglienza, dialogo, conoscenze tecniche”.

In questo senso quindi l’accessibilità turistica è vista come “l’assenza di barriere architettoniche, culturali e sensoriali, è la condizione indispensabile per consentire la fruizione del patrimonio turistico italiano. In chiave di fruibilità turistica questa accessibilità deve essere estesa al sistema complessivo dei trasporti […] e all’insieme dei servizi e dell’offerta: ristorazione, balneazione, cultura, enogastronomia, ecc… ma anche alla accessibilità urbana e alla disponibilità di informazioni in diversi formati (ad es. tattile, braille, ecc…)”.

 

Eventi, viaggi

5 aprile 2019 – La Notte Europea della Geografia

Quante volte avete aperto una mappa? Una cartina? Un atlante? Quante volte avete giocato con il mappamondo, facendolo girare fortissimo e puntando un dito sognando mete sconosciute? Per viaggiare a volte serve veramente così poco: una mappa e dei sogni. Io da piccola odiavo la geografia, sì, lo ammetto, la detestavo. Mi nonno mi ha insegnato ad amarla e che la mia “ignoranza” poteva essere colmata viaggiando. E lui mi ha fatto viaggiare per la prima volta. All’epoca del mio primo viaggio non c’erano gli smartphone, ma si viaggiava con la cartina alla mano. Apri la cartina, orientala, orientati, combatti contro il vento, richiudila. 

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Per l’occasione una professoressa speciale, Lilù.

Il 5 aprile 2019 si svolgerà una nuovissima edizione della Notte Europea della Geografia che porterà con se una serie di eventi in tutta Italia e in altri Paesi europei.

Per l’occasione l’Associazione Italiana Insegnanti di Geografia (AIIG) attraverso le proprie sezioni regionali e provinciali, organizza oltre 20 eventi in tutt’Italia: laboratori didattici, giochi, percorsi tematici, seminari, conferenze e molto altro. 

GLI EVENTI IN ITALIA: 

  • Genova “Percorsi geo-letterari nella Genova misteriosa”, con presentazione del romanzo “Genova misteriosa” (1903-4) di Pierangelo Baratono, illustrazione del percorso geo-letterario con i partecipanti e suo svolgimento in varie tappe nel centro storico: i gruppi saranno accompagnati da soci dell’AIIG – Genova-Savona, da studenti universitari e da alunni Liceo Classico Cristoforo Colombo di Genova;
  • Firenze, la mostra “L’Italia in Libia. Cartografia e immagini”, con carte e foto d’epoca relative alla colonizzazione italiana della Libia conservate nel fondo storico del Dipartimento SAGAS dell’Università di Firenze, e “GeoGioco”, caccia al tesoro geografica in notturna alla scoperta del centro della città; 
  • Padova, “Camminando per Padova ho incontrato il mondo”, una passeggiata per le vie del centro, alla scoperta di luoghi o simboli che testimoniano la presenza di altre culture provenienti da varie parti del mondo con le quali siamo in continua relazione o che caratterizzano una parte di città; 
  • Padova, “Camminando per Padova ho incontrato il mondo”, una passeggiata per le vie del centro, alla scoperta di luoghi o simboli che testimoniano la presenza di altre culture provenienti da varie parti del mondo con le quali siamo in continua relazione o che caratterizzano una parte di città;  
  • L’Aquila, visita ad alcuni luoghi della ricostruzione sia nel centro storico sia nel cratere con la guida di esperti;
  • Rende (Cs),  “La Geografia come strumento di conoscenza del territorio e del rapporto uomo ambiente”, laboratori sull’efficacia del supporto cartografico nella lettura dell’informazione spaziale e sull’utilizzo dei droni nell’osservazione del territorio (dimostrazione pratica).

A ROMA:

Roma, in particolare, l’evento prende il nome di “I colori della geografia”. A ospitare laboratori didattici, map contest, attività ludiche, percorsi tematici ed espositivi, seminari sarà la Facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza, dove ha sede di uno dei più antichi istituti universitari di geografia: il Gabinetto di Geografia istituito nel 1877. Qui la geografia sarà presentata nei suoi aspetti più diversi: gli eventi, tutti gratuiti, saranno liberi e aperti al pubblico, animati da uno spirito di accoglienza di inclusione. 

L’Università di Tor Vergata, in collaborazione con il VI Municipio di Roma Capitale, parteciperà a “Tor Bella e le altre. Public Geography per le periferie urbane“. La serata si svilupperà in una prima parte di dibattuto pubblico, con basi scientifiche ma al contempo aperto a una vasta platea, e una seconda parte in cui si proietteranno filmati inerenti al tema e si mostreranno le interazioni tra espressioni culturali e territorio. 

MORE INFO: 

  • Roma, “I Colori della Geografia” presso la Facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza Università di Roma (piazzale Aldo Moro 5) dalle 17.30 alle 23. Qui il programma completo, prenotazioni obbligatorie su questa pagina. 
  • Sempre a Roma “Tor Bella e le altre” si terrà alla sede del VI Municipio di Roma Capitale, Viale Duilio Cambellotti, 11. Non serve prenotazione. 

Tutta l’Italia (e l’Europa) unita sotto il segno della geografia, e voi? Cosa farete nella notte Europea della Geografia? 

 
 
viaggi

Viaggiare con i bambini, è fattibile? Pt. 1 Londra

Chiariamo subito un punto tagliando definitamente la testa al toro. Non sono madre, MA. C’è sempre un ma. Vi racconto dunque la mia storia molto rapidamente. Sono stata figlia unica di un matrimonio andato a male per 15 lunghi anni, dopo di che, dal secondo matrimonio di mia madre, sono nati -in ordine- Daniele e Marco. Il loro papà è fuori casa tutto il giorno 6 giorni su 7 e io sono sempre stata ben felice di aiutare mia madre nella crescita dei miei fratelli (dal portarli a scuola, fargli fare i compiti, parlare con le maestre, portarli in palestra ecc.). Ciliegina sulla torta, da 7 anni insegno gioco danza a bambini dai 3 anni in su, e, per non farmi mancare nulla, per un periodo ho fatto anche il coraggioso mestiere dell’animatrice. Per farla breve: ho la sindrome di Mary Poppins. 

Dopo anni di avventure in viaggio sono riuscita a convincere mia madre a fare una trasferta tutti insieme fuori dall’Italia. Quando ci muoviamo siamo in cinque, quindi, per risparmiare, abbiamo scelto di approfittare delle allettanti offerte di Ryanair e siamo volati a Londra. Ho scelto appositamente una città che già conoscevo bene per avere la possibilità di muoverci con più destrezza (visto che mi ritrovavo a fare un po’ da Cicerone). 

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Andiamo per punti, ecco come ho affrontato ogni possibile “problematica”. 

  1. Cibo: diamo agli inglesi le buone maniere ma non il buon cibo. Il primo dilemma era proprio questo. Non tanto per un discorso qualità/prezzo, ma perché non tutti i bambini amano assaggiare nuovi sapori o adattarsi a nuove cucine. Abbiamo risolto prenotando un appartamento, in questo modo potevamo fare colazione e cena a casa (cercando di imitare il più possibile le abitudini italiane) e per il pranzo preparavamo pranzi al sacco. Oltre all’indiscutibile risparmio abbiamo raggirato le classiche catene fast food e anche eventuali capricci. E’ vero che provare cibo diverso fa parte del viaggio, ma piuttosto che sentire lamentele – credetemi, i nostri sono davvero difficili di gusti, anche a casa – abbiamo scelto questa opzione. 
  2. Clima: la pioggia è l’elemento di Londra. Inoltre noi eravamo lì nel mese di Marzo, un mese ancora instabile dal punto di vista del clima. Abbiamo optato per indumenti non troppo pesanti ma coperti con giacche a vento o piumini e, per smorzare l’esposizione alle intemperie abbiamo visitato i musei (tutti rigorosamente con ingresso gratuito). 
  3. Musei: i bambini si annoiano in un museo?? Sbagliatissimo. Provate a portarli al Science Museum, e vi troverete a giocare anche voi adulti! O ancora visitate il Natural History Museum, tra giganteschi dinosauri e animali di ogni tipo sfido a non rimanere a bocca aperta !E inoltre…. La sala principale (entrando da Cromwell Road) non vi ricorda una famosa scuola di magia? Il trucco è usare un po’ di fantasia e solleticare la curiosità dei più giovani: preparatevi un percorso prima di entrare (potrebbero stancarsi vagando senza meta, e i musei sono veramente enormi) e organizzate dei piccoli giochi da fare durante la visita (la caccia al tesoro potrebbe essere un’ottima idea, dove il tesoro è un’opera esposta e poi racconterete sua la storia)
  4. Spostamenti: portate dei bambini al parco e non si stancheranno mai di correre su e giù a destra e sinistra, portateli a spasso per un sightseeing e si lamenteranno ogni secondo (provare per credere). La metropolitana sarà una valida alleata, ma se passate tutto il tempo sotto terra finite per vedere ben poco della città, quindi limitatevi agli spostamenti più lunghi ed eventualmente utilizzate gli autobus, quelli a due piani li troveranno divertentissimi!! 
  5. Harry Potter: chiamatelo pure protagonista assoluto di Londra, allora perché non andare a vedere qualche posto che ha fatto da sfondo alle scene del film? Avete due alternative: visitare gli studios (alternativa più dispendiosa ma ne vale veramente la pena)  oppure cercare i luoghi in giro per la città: Binario 9 e 3/4,Il rettilario del London Zoo, Diagon Alley a Leadnhall Market ,Gringotts Bank all’Australia House, e altri posti che potete trovare qui .
  6. Giocare è una cosa seria: tutti da Hamley’s, il più famoso negozio di giocattoli! Anche gli adulti se perderanno incantati in questo paese dei balocchi, noi non riuscivamo più ad uscire, e i bambini erano letteralmente estasiati. Ma non finisce qui, perché non andare a giocare con qualche scoiattolo? No, non sto scherzando, fatevi avvicinare da qualche simpatico scoiattolo a St. James Park o Hide Park, o ancora andate a trovare Peter Pan al Kensington Garden! 

Londra si presta benissimo come meta da visitare con i bambini, ci sono tantissime attività da fare  che non ho messo nell’elenco: visitare Madame Toussaud (il museo delle cere, dove potranno incontrare i loro super eroi preferiti), entrare nella casa di Sherlock Holmes e risolvere qualche caso misterioso, vedere il mondo acquatico da vicino all’acquario… Londra è veramente la meta ideale per divertirsi tutti insieme. Infatti questa è stata quasi una sfida facile… e Parigi? La città dell’amore può essere anche una città per bambini e (alziamo l’asticella) senza giocarsi la carta Disneyland? Certo che si! Ma questo… ve lo racconterò un’altra volta! 

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Viaggiare in silenzio

Viaggiare in silenzio.

Arrivati a questo punto del mio viaggio di studi ho scelto un argomento molto particolare per la mia tesi: il turismo accessibile per i sordi. Ho incontrato tante persone, ho conosciuto tante nuove realtà, mi sono avvicinata a questa cultura e non voglio tenerla per me. Il mio gioco del telefono è questo: un passaparola, per divulgare e, nella migliore delle ipotesi, per sensibilizzare. Viaggiare per me è un credo, è già uno degli hobby più diffusi, pilastro portante dell’economia, ma, che ci crediate o meno, c’è chi ancora guarda al viaggio con timore e distacco. Tutti possono viaggiare: ricchi e poveri, grandi e piccoli, grandi con i piccoli, chi ha paura del treno, chi ha paura dell’aereo, chi ha paura delle folle, chi ha paura del nuovo. Viaggiare è magico e terapeutico, io stessa ho curato tante paure viaggiando. Ma torniamo al “viaggiare in silenzio”. Chiudete gli occhi, provate a camminare su una spiaggia e fatevi cullare dal rumore del mare, entrate in un aeroporto e sentite il rumore delle rotelle dei trolley muoversi freneticamente su e giù, sedetevi in una panchina di una stazione ferroviaria e emozionatevi con i gli addii di chi parte, sentite il rumore che stordisce del treno sulle rotaie, gli annunci dei (troppi) ritardi. Ora aprite gli occhi, e chiudete le orecchie. Silenzio. Bene, pensate che più di un milione di persone vivono così, devono ascoltare con gli occhi. Allora mi sono chiesta: come si organizza la macchina del turismo verso questo pubblico? E’ effettivamente pronto ad accogliere questi viaggiatori? 

Siamo in un periodo storico in cui tutto, talvolta rapidamente e altre volte meno, cambia. Dove le diversità lottano per essere livellate su un unico fronte e per essere accolte e abbracciate nella società. Voglio condividere con voi tutto quello che ho scoperto, con l’augurio di un butterfly effect: di generare con un piccolo gesto una grade rivoluzione nel turismo, e perché no, di farvi apprezzare ancora di più il paesaggio sonoro dei vostri viaggi. 

Alla prossima!

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Ottobre castagnaio

In autunno, la vigna vergine arrossisce di fronte agli alberi che si denudano.
Sylvain Tesson

E’ arrivato l’autunno finalmente, e io per non smentirmi mai sono in leggero ritardo sulla tabella di marcia della programmazione del blog. Ma ho iniziato la magistrale, ho avuto un po’ di grane a cui pensare, insomma, è uno di quei momenti in cui mi farei avvolgere volentieri da una grande foglia scricchiolosa ingiallita dal tempo. Siamo nella stagione delle castagne, o come direbbe Albert Camus siamo in una “seconda primavera, quando ogni foglia è un fiore”. Facciamoci un bagno nei profumi e nei sapori: essicchiamo le bucce dei mandarini sui termosifoni, coccoliamoci nella scia delle caldarroste abbrustolite tra le strade romane e inebriamoci di cannella. Buon Autunno ragazzi miei!

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Qui trovate il link per scaricare il calendario, Un abbraccio a tutti e lasciate un like se vi piace!

 

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A spasso per l’Emilia Romagna: Un giorno a Comacchio, la piccola Venezia.

Salve combriccola! Come sapete l’ultimo viaggio in giro per il mio Bel Paese mi ha condotto alla scoperta dell’Emilia Romagna. Oggi voglio parlarvi di Comacchio, un piccolo comune che ha dato i natali a una parte della mia famiglia.

Come dicevo Comacchio è un piccolo comune in provincia di Ferrara la cui storia è legata dall’evoluzione morfologica del suo territorio e al progressivo avanzamento della linea costiera dovuto agli apporti alluvionali del Po. Una città che cresce tra acqua e storia, pensate che i primi insediamenti risalgono al VI Secolo a.C. quando si stabilì una popolazione etrusca!

Ma cosa visitare nella piccola Venezia? Oltre a passeggiare tra i vari e suggestivi canali ci sono tantissime attività da fare, che potete trovare sul sito del PoDeltaTourism ma io vi riporto qui di seguito quelle che ho fatto io con la mia famiglia (quindi a prova di bambino!!) nel giro di una giornata 😉

1.Il ponte monumentale dei Trepponti, conosciuto anche come Ponte Pallotta, nome che prende dall’ubicazione in quanto si trova lungo il l’antico canale navigabile Pallotta, monumento simbolo di questa città. Guardando il lato del ponte che ospita un unico arco e salendo sulla torre alla vostra sinistra potrete trovare una lapide sulla quale è incisa la seguente iscrizione su Comacchio:

« Come il pesce colà dove impaluda / ne i seni di Comacchio il nostro mare, / fugge da l’onda impetuosa e cruda / cercando in placide acque ove ripare, / e vien che da se stesso ei si rinchiuda / in palustre prigion né può tornare, / che quel serraglio è con mirabil uso / sempre a l’entrare aperto, a l’uscir chiuso. »

Torquato Tasso, Gerusalemme Liberata VII, 46

 

2. La Manifattura dei Marinati. C’è poco da fare, la pesca e la marinatura dell’anguilla è un simbolo tutto comacchiese, e la Manifattura dei Marinati è il tempio di questa grande tradizione. Questa struttura si sviluppa su oltre milleseicento metri ed è una fabbrica attiva per alcuni mesi dell’anno e in contemporanea un museo che propone una ricostruzione storica testimoniale della lavorazione dell’anguilla. Sono presenti tre sale: la Sala dei Fuochi dove sono conservati dodici camini in cui avveniva la cottura dell’anguilla; La Calata (o Fossa), dove approdavano le imbarcazioni ricolme di anguille e di altri pesci -come le acquadelle- destinati alla marinatura, ed infine la Sala degli Aceti, conservata nel suo stato originali all’interno della quale ci sono i tini e le botti.

Inoltre è importante sapere che l’anguilla marinata è stata riconosciuta Presidio Slow Food, infatti al bookshop del museo è possibile acquistare l’Anguilla tradizionale delle Valli di Comacchio ma anche le Acquadelle e le Alici marinate.

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Una piccola curiosità tutta per gli appassionati di Cinema. La Sala dei Fuochi ha ospitato nel lontano 1954 le riprese del film “La Donna del Fiume” dove una giovanissima e bellissima Sophia Loren interpretava forte e coraggiosa Nives innamorata dell’affascinante contrabbandiere Gina (Rick Battaglia).

(BIGLIETTO INTERO 2€, RIDOTTO 1€, GRATUITO PER I BAMBINI FINO A 11 ANNI )

3. Navigazione nelle Valli di Comacchio. Un’esclusiva escursione lungo i canali interni dello specchio vallivo, per ammirare la bellezza di un’oasi unica e spettacolare, dove dimorano centinaia di specie di uccelli acquatici e una numerosa colonia di fenicotteri. La guida ambientale presente a bordo dell’imbarcazione (veramente preparata a mio avviso)  accompagnerà tutto il gruppo di visitatori alla scoperta dell’ambiente naturale e delle stazioni da pesca, gli antichi “casoni” allestiti come un tempo. Al Ristorante il Bettino di Foce inoltre è possibile assaggiare a prezzi onestissimi varie pietanze tipiche locali. Se scegliete la navigazione durante il tramonto potete fermarvi per cena e concludere la giornata nel miglior modo possibile.

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(BIGLIETTO INTERO 12€, RIDOTTO 9€ PER I BAMBINI DAI 7 AI 16 ANNI, GRATUITO PER I BAMBINI DA 0 A 6 ANNI)

4. Assaggiare il Pane Ferrarese (o Copia Ferrarese, ciopa, ciupeta o cioppettini) Cosa c’è di meglio di uno spuntino lungo il passeggio? Potete veramente acquistarlo in tutti i forni che trovate in girp e DOVETE mangiarlo, io ci sono cresciuta e ogni volta che i nostri parenti vengono a trovarci ci facciamo portare i bustoni pieni. Mangiateli senza niente, con il vino, usateli per raccogliere i sugo…sono DI-VI-NI.

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5. Passeggiare a Porto Garibaldi. Porto Garibaldi è una frazione di Comacchio. Per Rione Magnavaca (nel dialetto locale) si intende il più antico quartire dell’attuale Porto Garibaldi che prima si chiamava Magnum Vacum (il grande vuoto), il nuovo toponimo dato nel 1919 in onore dello sbarco e del suo salvamento di Giuseppe Garibaldi e Anita (3 agosto 1949). Lungo la passeggiata che costeggia il Porto ci sono diversi ristoranti e chioschetti fast food tra cui una piadineria, Piadineria Venturi, che impasta e prepara le piadine di fronte ai vostri occhi! E quale miglior momento per degustare una tipica piadina romagnola? tra di noi abbiamo assaggiato quelle ripiene di stracchino e rucola, prosciutto e formaggio, porchetta (eh lo so mio fratello proprio non è riuscito a resistere). Provare per credere!

Questo è tutto combriccola! Se questo post vi è piaciuto e/o vi è stato utile lasciate un like 👍! Prossimamente con una nuova gita Romagnola!

Per vedere tutte le foto delle mie avventure seguitemi su instagram ➡@ilgiocodeltelefono_ ❣☮

 

 

 

 

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Buon Non Capodanno 🍸

L’anno ricomincia due volte: a Gennaio e a Settembre. Non so voi ma quando torno dalle vacanze e mi aspetta il rientro a lavoro e all’università compilo mentalmente una lista di buoni propositi non tanto diversa da quella che ci aspetta alla vigilia di un nuovo anno.

Le vacanze questa volte sono finite davvero, ho girato un bel pezzo d’Italia, e presto vi racconterò dove mi ha portato il vento questa ultima settimana in giro per l’Emilia Romagna e le valli del Po, ma in un altro momento. 🚙 🚣

Ora sto disfando la valigia e riponendo gli ultimi souvenir insieme agli altri cimeli delle mie avventure e penso a quante cose mi aspettano da Settembre in avanti, a quante cose mi aspettano in questo “nuovo anno”.

Inizierò la magistrale per terminare questo percorso universitario, e lavorerò in nuovi posti nella speranza che tutto vada secondo i piani e continuando a esercitare una delle mie più grandi passioni. Con questo spirito ho fatto quindi il calendario di Settembre che, come sto facendo ultimamente, condivido felicemente con voi, augurandovi un buon rientro e un BUON NON CAPODANNO 💕

settembre

Potete scaricare e stampare il calendario QUI.

Un abbraccio a tutti e se ve avete usato questo calendario o i precedenti e vi sono piaciuti lasciate un piccolo like 👍☮